Nascere in ritardo

Avere avuto difficoltà a concludere la gestazione ed essere usciti con ritardo porta una serie di conseguenze facilmente immaginabili; senso di lentezza, di frustrazione, di ritardo. Questo tipo di gestazione e quindi parto dev’essere analizzato e interpretato dal punto di vista della madre: spesso vi è un desiderio inconscio, da parte della madre, di tenere il bambino dentro di sé per continuare ad alimentarlo e a proteggerlo per più tempo, perché nasca più grande e più forte, più robusto. E’ possibile anche che non si senta preparata per separarsi dal figlio, sia perché non considera adeguata la casa o l’ambiente che li attende o perché non si sente preparata per le nuove funzioni e responsabilità che le si presenteranno.

Può anche essere legato a memorie transgenerazionali, ovvero legate alla storia del sistema familiare in cui i neonati che sono morti prematuramente o nati prima della scadenza del termine e quindi la loro vita fu in pericolo durante le prime settimane dopo il parto a causa dello sviluppo incompleto che presentavano.

Le gravidanze prolungate rappresentano il desiderio materno di evitare la ripetizione di queste memorie di dolore, anche a rischio che il parto tardivo arrechi maggiore sofferenza sia per lei che per il bambino.

Nei bambini e poi adulti rimane la credenza che la vita sia difficile e che bisogna lottare duramente per avere qualsiasi cosa.

Spesso si ha anche la tendenza a svegliarsi tardi, a rimandare gli appuntamenti, a fare aspettare gli altri. E ancora dover arrancare continuamente per recuperare il tempo perduto. Se sei nato in ritardo, prenditi un minuto quando ti senti inibito dalle situazioni, non riesci a fare qualcosa , non ti senti al sicuro nel tuo corpo, se senti questo di a te stesso: Io sono un essere umano straordinario – Io vado con gioia nel mondo – Io seguo il mio corpo e i miei tempi – Io rispetto i tempi degli altri e loro i miei – Mamma grazie per la vita che mi hai dato, lascio a Te le tue paure.